lunedì 6 febbraio 2012

Giulianova, a rischio la sopravvivenza del centro di fisiopatologia della nutrizione

A rischio la sopravvivenza del centro di fisiopatologia della nutrizione di Giulianova: una delibera della Asl di Teramo, firmata nel 2011, toglie alla struttura il riferimento regionale, nonostante fosse stata già sottodimensionata. Un centro che cura i disturbi dell'alimentazione ed offre continuità terapeutica a pazienti regionali ed extraregionali, che vedono nell'operato di Paolo De Cristofaro e la sua equipe un contrasto efficace ad una problematica sempre più diffusa. Ora però il centro non è più struttura complessa di riferimento regionale: non solo, una delle psicologhe, andata in pensione, non è stata sostituita, e il direttore De Cristofaro, a cui è stato tolto il primariato, è prossimo alla pensione. "Ci domandiamo come mai si è voluto disperdere risorse che sono state impegnate dalle precedenti giunte regionali", dichiara De Cristofaro, "e perchè si è voluto distruggere il patrimonio di esperienza e professionalità del centro, che ha circa 20 anni di storia. Forse non si vuole riconoscere il valore della patologia sociale, ma è incivile non garantire assistenza ai disturbi del comportamento alimentare, in aumento, e che colpiscono specialmente i giovani. Inoltre non si fa altro che alimentare la mobilità passiva, piaga della sanità provinciale e regionale, e che proprio il centro di fisiopatologia della nutrizione ha allontanato con il 44% di mobilità attiva". De Cristofaro evidenzia il valore ambulatoriale della continuità terapeutica che, in mancanza di tale filtro, andrebbe ad alimentare i ricoveri in ospedale e nelle strutture private. "Non si capisce perchè la Asl di Teramo, afflitta dalla mobilità passiva, abbia scelto di penalizzare l'unica struttura che ha mobilità attiva e che permette di evitare ricoveri", ribadisce De Cristofaro. "La Regione è stata per troppo tempo assente dai problemi sanitari, per cui si è arrivati a sostenere l'aberrazione che le strutture ambulatoriali costano e non producono".

Sandro Petrongolo

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